Le pitture rupestri suggeriscono che gli uomini primitivi indossavano semplici muffole, probabilmente
lavorate a maglia, fin dall’era glaciale. Ma i più antichi guanti esistenti, realizzati tra il 1343 e il 1323 a.C.,
sono un particolare modello in lino allacciato
all’altezza del polso, rinvenuto nel 1922 nella tomba del faraone Tutankhamon in Egitto.
I primi guanti potevano essere lavorati a maglia a casa (nel caso dei poveri o della classe
lavoratrice) oppure cuciti in tessuto o pelle (per i ricchi). Ma avevano scopi utilitaristici
anche per l’alta società. Nell’Odissea Omero cita personaggi che indossano guanti per evitare i rovi.
I cavalieri europei ne indossavano in metallo e lunghi oltre il polso, usandoli come protezione
(e per apparire minacciosi).
I guanti divennero più comuni ’Europa medievale, ma poiché richiedevano più risorse e abilità
rispetto alle semplici muffole (per le dita e tutte le cuciture) in genere erano utilizzati soprattutto
come indumento resistente (in cotta di maglia per andare in guerra, in pelle robusta per forgiare il ferro)
o come accessorio alla moda o da cerimonia per i ricchi.
A partire dal 973 d.C. con il re Edgardo d’Inghilterra, detto il Pacifico, l’incoronazione di un monarca
inglese prevede un rituale in cui un ufficiale di corte sfila il guanto destro del sovrano per infilare
l’anello dell’incoronazione all’anulare del re o della regina. Quando la Regina Elisabetta I salì al trono
nel 1559 i suoi guanti erano in pelle scamosciata bianca con frange d’argento. Anche i guanti in candida
pelle indossati da Elisabetta II durante la sua incoronazione, avvenuta il 2 giugno 1953, non avevano un
aspetto molto diverso; erano semplicemente realizzati con più maestria e ricamati in filo d’oro con le i
niziali “ER II”.
Nell’antica Europa i guanti spesso venivano dati in dono per indicare un trasferimento di terra o per
concedere un favoritismo. I cavalieri lanciavano letteralmente in terra un guanto in segno di sfida,
con una tradizione che è proseguita nello spirito nei secoli successivi, quando i gentiluomini gettavano
un guanto per scatenare un duello.
Effettivamente in Europa, all’epoca di Elisabetta I, le donne e gli uomini delle classi abbienti raramente
apparivano in pubblico senza guanti; si trattava di un modo per indicare sia il loro status, ma anche per
adeguarsi alla moda. “I guanti erano complicati da realizzare, perciò erano decisamente articoli di lusso”,
afferma Valerie Steele, storica della moda e direttrice del Museo presso il Fashion Institute of Technology.
“Proprio come si vede in tutti i ritratti dipinti da Tiziano nel XVI secolo, i benestanti indossavano i guanti
o li tenevano in mano”. Infine, nella chiesa cattolica i sacerdoti indossavano i guanti per indicare la castità.
Nelle corti di tutto il continente, i guanti ingioiellati erano popolari sia tra gli uomini che tra le donne e,
prosegue Steele, “spesso erano profumati, per scacciare le malattie che le persone credevano circolassero nei
miasmi”. Questi cosiddetti guanti “dolci” erano intrisi dei profumi di erbe e spezie, che aiutavano anche a
mascherare il terribile odore della pelle conciata con escrementi animali. Caterina de’ Medici - regina francese
di origini italiane - rese famosi questi guanti profumati presso la corte di Francia nel XVI secolo e fu persino
accusata di averne usato uno per avvelenare un reale spagnolo. Anche se questo pettegolezzo non fu mai
confermato, è stato tramandato per decenni e ha ispirato la trama del romanzo di Alexandre Dumas del 1845
intitolato La Regina Margot.
In alcuni momenti, durante il periodo rinascimentale, erano considerati elemento di intrigo, inganno o addirittura congiura per la loro forte valenza di ‘maschera’ della mano. Faccia della stessa medaglia, non indossare i guanti significava anche essere sinceri, limpidi, non avere nulla da nascondere, motivo per cui venivano tolti all’atto di firmare un accordo o un contratto.
Dopo la fase rococò alla corte del Re, si passò ad uno stile più semplice, bucolico e esteticamente pulito grazie a Rose Bertin, modista francese e prima sarta privata di Marie Antoinette, Regina di origini austriache, la quale si allontana dal decoro sfarzoso riducendo drasticamente gli accessori e prediligendo invece tessuti come la mussola bianca.
Nel periodo Napoleonico avvenne un vero e proprio boom per i guanti, soprattutto nella moda femminile, accostati all’abito stile impero lasciando intravedere il braccio all’altezza delle spalle.
A mezzo ‘800, la signora elegante non esce mai senza guanti, corti per lo più chiusi da due bottoncini, talora eccezionalmente lunghi, ornati in alto da piccole ghirlande di fiori, di pizzo o d’ermellino. Guanti anche fra le pareti domestiche, mitene in lana, raramente in velluto. Per l’uomo, l’alternativa a quelli in filo di Scozia sono i guanti gialli in pelle (divenuti sinonimo del ladro gentiluomo e insospettabile) per il giorno, bianchi per la sera.
Alla fine dell’800, non più corredo imprescindibile dell’eleganza o contro il freddo, assumono il ruolo di difendere la mano dal contatto come segno di distinzione, di distacco, mentre i numerosi manuali del bon ton si incaricano di stilare le regole per concedere la mano nuda.
Dopo la rivoluzionaria moda degli anni ’20 del ‘900, che vide rispuntare i guanti lunghissimi, i guanti seguono da vicino le evoluzioni del gusto. Infatti, si complicano con rovesci alla moschettiera, con inserti di colore. Scelgono il coccodrillo, il cinghiale, e presentano il palmo in paglia, il dorso in pelle. Vengono incontro alla necessità della mano al volante, spariscono dall’uso se non in inverno, ricompaiono in rete, in seta per l’estate. Infine, trionfano in lana fra i giovani, dimenticati per anni rispuntano a sottolineare il look casual o militaresco. Gli ultimi guanti che rimangono nella memoria, indispensabili e sexy: quelli di Rita Hayworth in Gilda, lunghissimi e fiammanti.
Dopo il periodo pandemico che vede distruggere l’idea del guanto come elemento di stile ma solo per funzionalità igienica e protezione, ad oggi la conferma del loro successo più chic la ritroviamo nello street style da femme fatale delle influencer e star del red carpet, le quali accostano i guanti ad anfibi, giacche over, mini dress e tute in pelle, contrastando così la classicità del pezzo con tocchi punk e gotic style. In collezioni di brand lusso come Valentino, Balenciaga, Jil Sander, Schiaparelli, Givenchy, Rochè, Miu Miu e ancora Mar Jacobs e Max Mara troviamo un approccio diverso e mai scontato. C’è chi predilige l’effetto mimetico (Balenciaga), chi il confort mood in maglia (Max Mara), chi invece qualcosa di più etereo (Schiaparelli). Per gli amanti, il guanto rimane una bella sfida, libero da significati limitanti e rigidi abbinamenti, ritorna nuovamente a far parte dell’armadio come accessorio trend.
Oggi invece l’evoluzione tecnologica nella produzione dei guanti monouso e l’utilizzo di materiali alternativi al lattice fa sì che l’impiego di guanti monouso si sia molto diffuso anche nel settore dell’industria di produzione ed in particolare nel settore automotive.
In tutte le autofficine è ormai normale vedere gli operatori al lavoro con guanti monouso. E anche in termini di colore e caratteristiche del guanto, ci sono forti preferenze diverse da settore a settore.
Negli impieghi industriali/automotive, i colori di guanto richiesti sono principalmente il colore nero, per mascherare eventuali residui di olio o grasso, ma anche guanti di colore arancione che agevolano la visibilità quando si lavora in ambienti poco luminosi e aiuta anche gli RSPP nella fase di verifica e controllo del corretto uso dei DPI. Nel caso del guanto arancione, vi è stato anche un elemento di “moda” che ha contribuito alla sua grande diffusione: la serie TV Affari a Quattro Ruote (o Wheeler Dealers come la chiamano i produttori inglesi) nella quale il mitico Edd China, ingegnere riparatore di auto d’epoca protagonista della serie indossa sempre guanti monouso arancioni durante tutti i suoi interventi.
Tra le caratteristiche da valutare per la scelta del corretto guanto da lavoro ci sono diversi aspetti:
Il materiale: lattice o nitrile a seconda della biocompatibilità con l’operatore. Il lattice come risaputo può dare importanti reazioni allergiche;
Lo spessore del guanto: minore è lo spessore, maggiore è la sensibilità tattile. È necessario trovare il giusto compromesso tra la protezione e la sensibilità
La lunghezza della manichetta del guanto: normalmente i guanti monouso hanno una lunghezza di 24cm, ma al giorno d’oggi ci sono guanti da lavoro con manichetta maggiorata per essere indossati sopra agli indumenti e riparare il polso
La finitura del guanto: può essere liscia o microruvida solo sulle punte delle dita oppure grippata su tutto il palmo e sulle dita.